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Il cambiamento climatico: i siti patrimonio mondiale dell'UNESCO che rischiamo di perdere

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Il cambiamento climatico rappresenta un rischio anche per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. A dichiararlo sono state le due agenzie ONU, UNESCO (UN Educational, Scientific and Cultural Organization) e UNEP (UN Environment Programme), insieme all’organizzazione statunitense noprofit Union of Concerned Scientists, in occasione della presentazione, lo scorso mese di maggio, del report “World Heritage and tourism in a changing climate”.

 

La maggior parte dei siti del Patrimonio Mondiale, icone eccezionali per l’inestimabile valore culturale, sono di fatto anche un’importantissima risorsa per il turismo, che, ad oggi, quale uno fra i settori economici in più rapido sviluppo, rappresenta circa il 9% del PIL a livello globale. Il modello energetico a cui si appoggia, si pensi ad esempio ai trasporti aerei e automobilistici, è ad alta intensità energetica e si è stimato che attualmente incida per circa 5% sulle emissioni di CO2 mondiali, ma tale peso è destinato a raddoppiare entro i prossimi 25 anni. La crescita del settore, se non pianificata e gestita potrà, tuttavia, determinare effetti negativi per i siti del Patrimonio Mondiale e per le comunità locali. Il settore turistico, infatti, è per sua stessa natura vulnerabile al cambiamento climatico. Si pensi, ad esempio, ai danni che possono essere arrecati ai siti turistici dagli eventi atmosferici estremi, dall’aumento dei costi delle assicurazioni per problemi di sicurezza, dalla scarsità d'acqua, ecc.

I casi studio presentati nel report mettono in evidenza la necessità di approfondire meglio i possibili impatti dei cambiamenti climatici sul Patrimonio Mondiale e, più in generale, su tutto il patrimonio culturale, così da poter orientare e guidare gli sforzi politici nei prossimi anni verso l’incremento della resilienza del patrimonio culturale e naturale. Qualcosa in questa direzione è stata fatta (ad esempio il documento “Policy Document on the Impacts of Climate Change on World Heritage Properties” del 2007, il “Report on the World Heritage Thematic Programmes” del 2010), ma è necessario adottare misure aggiuntive per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici e indirizzare il sistema turistico verso un modello più sostenibile, che destini maggiori risorse anche alla gestione delle aree protette.

Di seguito vi riportiamo l’elenco completo dei 31 siti del Patrimonio Mondiale, individuati nel report, che rischiamo di perdere nei prossimi anni:

  • Lake Malawi National Park, Malawi
  • Bwindi Impenetrable National Park, Uganda
  • Rovine di Kilwa Kisiwani e rovine di Songo Mnara, Tanzania
  • Cape Floral Region Protected Areas, Sud Africa
  • Lake Malawi National Park, Malawi
  • Ouadi Qadisha (Valle Santa) e la Foresta dei Cedri di Dio (Horsh Arz el-Rab), Libano
  • Area protetta di Wadi Rum, Giordania
  • Antica Ksour di Ouadane, Chinguetti, Tichitt e Oualata, Mauritania
  • Rock Islands Southern Lagoon, Palau
  • Hoi An Ancient Town, Viet Nam
  • Shiretoko, Giappone
  • Komodo National Park, Indonesia
  • Sagarmatha National Park, Nepal
  • Lagune della Nuova Caledonia: diversità del Reef ed ecosistemi associati, Francia
  • Terrazze di riso del Cordigliera filippina, Filippine
  • Montagne d’oro di Altai, Federazione Russa
  • East Rennell, Isole Salomone
  • Yellowstone National Park, USA
  • Statua della Libertà, USA
  • Old Town Lunenburg, Canada
  • Mesa Verde National Park, USA
  • Porto, Rocche e Gruppo di monumenti, a Cartagena, in Colombia
  • Coro e il suo porto, in Venezuela
  • Isole Galápagos, Ecuador
  • Huascarán National Park, Peru
  • Atlantic Forest South-East Reserves, Brasile
  • Parco Nazionale di Rapa Nui, Isola di Pasqua, Cile
  • Fiordo di Ilulissat, Danimarca
  • Cuore delle Orcadi neolitiche, Regno Unito
  • Stonehenge, Avebury e siti associati, Regno Unito
  • Wadden Sea, Paesi Bassi, Germania e Danimarca
  • Venezia, Italia.

 

 

Letto 1554 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Giugno 2016 09:15