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Incremento della temperatura terrestre: quali effetti sul mare? (Parte 1)

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L’incremento della temperatura media del nostro pianeta sta surriscaldando anche il mare che, assorbendo il calore e l’anidride carbonica presenti in atmosfera, sta mutando le condizioni ambientali degli ecosistemi marini e i modelli metereologici.  Le indagini condotte per approfondire tali fenomeni evidenziano una forte relazione fra il surriscaldamento dei mari e la biodiversità: alcuni copepodi, ossia piccoli crostacei che vivono nel plancton e costituiscono l’anello fondamentale della catena alimentare per molte specie marine, si stanno spostando verso nord a una velocità di 200-250 km a decennio e, di conseguenza, rischia di mutare anche la distribuzione dei pesci e degli altri animali il cui habitat dipende dalla presenza di questi organismi (EEA).  

Nel giro di pochi anni il surriscaldamento del mare impatterà anche sulla fisiologia dei pesci a causa del minore trasporto d’ossigeno ai tessuti in presenza di temperature più alte e dovranno quindi consumare maggiore energia per vivere a discapito di altre funzioni e della generale condizione di benessere, con un incremento della vulnerabilità alle malattie e alla diffusione di specie alloctone più resistenti.  Inoltre, poiché la maggior parte delle specie acquatiche è a sangue freddo, il loro metabolismo è fortemente influenzabile dalle condizioni ambientali al contorno, specialmente dalla temperatura, con potenziali gravi ripercussioni sui cicli riproduttivi, sul periodo di riproduzione e sulle dimensioni delle uova deposte.

I fenomeni sopracitati influiscono, inevitabilmente, sugli assetti economici legati alla disponibilità delle risorse ittiche. Qualche anno fa, ad esempio, si agitarono le acque dell'Atlantico nord-orientale, abitate dallo sgombro, per la cosiddetta “Guerra dello sgombro” fra Unione Europea, Islanda e Isole Faroe. Infatti, la pesca intensiva di questa specie e il suo spostamento verso nord a causa dell’innalzamento della temperatura del mare hanno determinato la violazione degli accordi sulle quote di pesca sostenibile da parte delle nazioni più a nord, che si sentivano autorizzate a pescare maggiori quantitativi di sgombro vista la prolungata permanenza dei banchi di pesce nelle acque territoriali.

Acidificazione del mare

Come già accennato, il mare non assorbe solo calore ma anche CO2, che combinandosi con l’acqua ne determina l’acidificazione. Secondo il Report WG1 elaborato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel 2013, più di un quarto delle emissioni di CO2 prodotte dall’attività umana a partire dal 1750 sono state assorbite dal mare e, attualmente, secondo quanto evidenziato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), il tasso di acidificazione cresce 100 volte più velocemente rispetto a quanto avvenuto nell’arco degli ultimi 55 milioni di anni. Le manifestazioni più ricorrenti di tale processo interessano tutti gli organismi marini dotati di un guscio di carbonato (ad esempio cozze, ostriche e coralli), il cui processo di costruzione della conchiglia o dell’esoscheletro è ostacolato dal decrescere del PH marino.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha rappresentato schematicamente i fenomeni descritti in uno schema chiaro ed eloquente.

 

Letto 1567 volte Ultima modifica il Mercoledì, 08 Giugno 2016 16:42