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Cosa significa adattamento ai cambiamenti climatici?

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L'adattamento ai cambiamenti climatici

Con l’espressione "adattamento ai cambiamenti climatici" si fa riferimento ad un ampio ventaglio di azioni e politiche, in differenti ambiti di attività, finalizzate a preparare la società al cambiamento climatico in atto. Tali misure, infatti, mirano a ridurre gli effetti negativi del cambiamento climatico con l’obiettivo di mantenere il grado di benessere il più prossimo possibile a quello attuale anche in presenza di un clima differente.

 

Le misure si adattamento

Alcune delle azioni da mettere in campo richiedono ingenti risorse da investire quali, ad esempio, le cosiddette "misure grigie", ossia soluzioni tecnologiche e ingegneristiche per la realizzazione di infrastrutture (la costruzione di una diga, l’adeguamento di un bacino per far fronte alla siccità, i sistemi di paratoie per la protezione nei confronti dell’innalzamento del livello del mare, ecc.).

Altre misure, definite "soft", richiedono invece risorse relativamente contenute, ma sono indispensabili per incrementare in maniera diffusa la resilienza delle comunità. Ricadono in questa categoria tutti gli atti di programmazione e indirizzo che possono essere promulgati ai vari livelli, sia sovranazionale/nazionale sia locale, e le campagne di sensibilizzazione.

Altre ancora vengono definite "misure green" e fanno riferimento alle tecniche dell’ingegneria naturalistica che, generalmente per ridurre il rischio di erosione, per consolidare il terreno o per evitare il rischio di straripamento dei fiumi, prevedono l'utilizzo di piante vive o parti di esse, da sole o in combinazione con materiali naturali inerti e altri materiali artificiali biodegradabili o non biodegradabili. In Sardegna, ad esempio, queste tecniche trovano grande applicazione negli interventi per tutelare e restaurare i sistemi dunali senza alterare gli aspetti fisici e paesaggistici.

Esempi e applicazioni

Un esempio di "misura soft", che esemplifica la grande efficacia di questo genere di azioni nel raggiungere l’obiettivo con l’impiego di risorse relativamente contenute, è quello relativo alla città di Saragozza, nella Spagna settentrionale, capitale dell’Aragona, che avviò la campagna di informazione "Zaragoza Ciudad Ahorradora de Agua" destinata a sensibilizzare i suoi cittadini sul tema del risparmio idrico. L’operazione infatti, nata come prosecuzione di un progetto LIFE Ambiente, avviato fra il 1997 e il 1999, promosse un consumo più responsabile della risorsa acqua e si inserì perfettamente nel Piano di sviluppo sostenibile elaborato dalla Città nel 1994, che prevedeva una riduzione del 20% del consumo di acqua entro il 2010. L’approccio progettuale, che vide il coinvolgimento di molti partner privati, fu incentrato sul lato della domanda in quanto, ritenendo che l’aumento dell’offerta incentivasse lo spreco, il principio della responsabilità condivisa avrebbe impresso la spinta necessaria a mobilitare i consumatori anche dopo la conclusione del progetto.

Al consumatore furono presentati obiettivi concreti, quale, ad esempio, la sostituzione degli impianti sanitari obsoleti, al fine di arrivare ad un consumo pro-capite giornaliero di 100-120 litri di acqua, contro gli i 167 litri di partenza. La prima fase del progetto, lanciata nel 1997, vide attivare una massiccia campagna di comunicazione sui principali canali promozionali disponibili (giornali, televisioni, radio, manifesti, bus, vetrine dei negozi, ecc.).

Fu creato un servizio di assistenza e un portale web destinato al risparmio idrico e, una volta conclusosi il progetto LIFE, i partner di “Zaragoza Ciudad Ahorradora de Agua” decisero di avviare una nuova fase, più destinata ai grandi consumatori di acqua (edilizia, industrie, parchi e giardini, ecc.) costituendo una fondazione con nuovi attori aderenti. Mentre nella prima fase la campagna fu incentrata su azioni immateriali, nel secondo periodo del progetto si cercò di incoraggiare i grandi consumatori ad investire nel risparmio idrico. Non si mise più in atto una comunicazione di massa, ma le imprese furono contattate con lettere personalizzate e chi interessato aderì ad un contratto di collaborazione al quale seguì un eco-audit in situ, formalizzato dalla consegna di una relazione contenente una serie di raccomandazioni che, una volta recepite, conferirono alle aziende l’etichetta di “Buenas Practicas”.
Complessivamente, ad oggi, il progetto ha contribuito a ridurre di quasi il 50% il consumo idrico della Città rispetto al 1980 e del 30% rispetto al 1995.

Letto 646 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2016 18:57